Cagliari – Monte Urpinu

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Ricordando…

Nel 1978 intorno a Monte Urpinu iniziavano a sorgere grandi condominii ricchi di piastrelle e sculture in rame. Pane e Nutella sostituivano la merenda a base di burro e marmellata, Topolino conquistava terreno, ma la televisione faceva ancora fatica ad ingoiare le ore del pomeriggio, perciò compagnie di bambini di ogni età si riunivano e correvano a giocare insieme… abbandonati da genitori sereni nelle strade senza pericoli. La bici Graziella e le sue sottomarche venivano lanciate a grande velocità su viale Europa, ma questo, forse, non veniva raccontato a mamma e papà. Le femmine giocavano sotto gli alberi al Mercato, e, alle volte. anche i maschi si divertivano un po’ a giocare un po’ a disturbare. Macchinine, biglie e Nascondino, le Belle Statuine e conte accompagnavano le ore di pomeriggi senza tempo. In un momento scendeva la sera e le voci delle mamme si levavano dal cemento, lungo i viali chiamando a tavola.

Una bambina straniera, di otto anni, in un caldo giorno di primavera, si era unita al gruppo. Timida, con degli strani occhi neri sotto una chioma biondissima e selvaggia, parlava italiano, ma come un libro stampato… usava tutta la Consecutio Temporum corretta, buffamente contrapposta alla bellissima lingua sarda degli altri bimbi. Nei suoi occhi si leggeva una pericolosa mancanza di paura per i giochi dei maschi, le ginocchia piene di graffi e la gonna stropicciata contrastavano con la delicata e femminile dolcezza bruna delle altre bimbe. Si mise in un angolo osservando gli altri senza ostilità, con una gioiosa attenzione. Aveva l’aria felice e trascurata insieme. Un bambino moro, riccio, pelle candida e occhi nerissimi vivaci e profondi le si avvicinò senza timore, la sfidò a correre giù nel viale con la bicicletta della sorella che lui sognava di sostituire con una da maschio con le ruote a carrarmato. Salirono insieme e arrivati in cima lei si buttò in una corsa pazza ridendo. Il bambino senti un tuffo al cuore, la vide sfracellata contro l’albero dopo la curva a gomito. Iniziò a correre quasi senza respirare… non la vedeva… sembrava scomparsa… girò oltre la curva… non c’era più….

Un soffio gli solleticò l’orecchio… eccola, era dietro di lui, un ginocchio sanguinante, gli occhi lucidi per il dolore e un sorriso dolcissimo, la bici tra le mani accanto a sè. Era caduta, ma si era nascosta dietro ad un pino marittimo, aspettandolo.

Lui sorrise, quanto era bella in quel sole con un orgoglio diverso da quello aggressivo dei suoi amici maschi. La sentì dentro, senza quasi sapere che cosa fosse, quella sensazione… una bambina stupenda da prendere per mano e non lasciare più. Ecco una piccola donna indimenticabile… che il giorno dopo, ovviamente, non c’era più.

                                                                                                                                                                              C. S.

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Fonte www.giochidelsud.it –>

“Oltre a godervi il respiro moderato e fresco del maestrale, il profumo acuto del pino e del timo, si avrà la sensazione di essere isolati dal mondo”.
Come contraddire le parole scritte dall’artista cagliaritano Felice Melis Marini nell’Unione Sarda del 12 febbraio 1939, in cui descriveva la sensazione provata immergendosi nella fitta pineta di Monte Urpinu. Dalle considerazioni fornite dal Marini in questo articolo-racconto autobiografico di una gita scolastica al monte, Siro Vannelli, botanico trasferitosi in Sardegna a fine anni ’50, fa risalire la nascita del primo nucleo della pineta di Monte Urpinu, intorno al 1870. L’agronomo Rafaele Pischedda, per ordine del barone Sanjust di Teulada, si occupò della prima opera di rimboschimento. Un secondo intervento avverrà nel 1954.

Un’oasi verde nel centro della città, che il Comune acquistò per circa un milione delle vecchie lire, proprio nel lontano 1939. Il nome del parco, come riporta nel 1861 Giovanni Spano, uno dei più importanti studiosi sardi di storia, archeologia, linguistica e tradizioni popolari, pare derivi da “Mons Vulpinus”, per il numero di volpi che si trovavano un tempo nel fitto bosco del monte.

(…) Monte Urpinu è la meta ideale per chi volesse godere del bellissimo panorama fruibile dal Belvedere, che abbraccia il Golfo degli Angeli, la Sella del Diavolo, lo stagno di Molentargius e le sue Saline, il Poetto. E’ possibile arrivarci direttamente con la macchina; scendendo nel viale Europa ci aspetta l’altra panoramica: dal castello di San Michele al porto, passando con lo sguardo per il centro storico.

Nota:

Siro Vannelli

Nato a Montecatini Terme nel 1925.
Laureato in Scienze Agrarie nel 1950,
entrato nel Corpo Forestale dello Stato nel 1952
Ispettore Forestale in Sardegna fino al 1983.
Studioso di selvicoltura e botanica con particolare riferimento all’ambiente sardo.

 

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