Su nenniri, le palme intrecciate e l’Incontro, S’Incontru e ‘Ncontru… Sardegna e Sicilia

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Pasqua in Sardegna

Su nenniri in su sepulcru de sa giobia santa sinci portat a su domigu de prama e Pasca manna.

La prima settimana di Quaresima le donne usavano seminare in un piatto o nella cavità scavata di una zucca chiamate krokoriga `e strigu, una piccola quantità di grano; alcune mettevano anche altri semi, ma sempre di cereali o di legumi (orzo, mais, pianta del cece o della lenticchia).

I semi venivano disposti, senza un ordine preciso, su una piccola quantità di stoppa avanzata dalla lavorazione del lino, detta stub`e linu o sgirròne, a sua volta posta nel fondo del piatto o della zucca per creare un ambiente in cui le sementi potessero germogliare più agevolmente. Solo raramente si aggiungeva terra. Il centro del recipiente era lasciato libero dalla semente al fine di lasciare uno spazio libero in cui posizionare un lume prima di portare il nenneri in chiesa. Anticamente, infatti, era costume porre all`interno del nenneri un cero acceso. Una volta disposti i semi, le donne lo custodivano al buio, sotto il letto o dentro una cassa o in un cestino: era necessario custodirlo al buio perché ciò consentiva alle spighe di assumere un colore il più chiaro possibile. Si innaffiava con poca acqua, che poteva essere fredda o tiepida, a seconda del clima della località e se ne aggiungeva anche nei giorni seguenti, quotidianamente o con intervalli di due o tre giorni. Il giovedì Santo, il nenneri veniva riportato alla luce, ornato con fiori, circondato da un nastro bianco o colorato e portato in chiesa nel pomeriggio dello stesso giorno. Qui veniva acceso il cero e lasciato per terra accanto al sepolcro del Cristo. Il vaso restava in chiesa fin a dopo la Pasqua e veniva riportato a casa da colei che lo aveva portato. Nella maggior parte dei paesi il nenneri portato via dalla chiesa il lunedì dell`Angelo o otto giorni dopo la Pasqua era sparso in campagna. Le operazioni relative al nenneri venivano compiute dalla padrona di casa, ma potevano parteciparvi anche le giovani che spesso ne preparavano degli altri. Il nenneri è considerato benedetto a causa della vicinanza al Cristo nella cappella del Sepolcro.

Grazie a Piccola scuola gaia

La Domenica delle Palme

Agnese  Giglio e pesce  Archetti Albina 2008Elena

grazie al Comune Curcuris per le foto delle tradizionali palme intrecciate.

Particolari e variegate sono anche le celebrazioni pasquali che si svolgono la domenica di Pasqua. Molto toccante è ad esempio la rappresentazione della Madonna dei Sette Dolori a Sassari, durante la quale una statua della Vergine viene portata in processione per tutta la città sulle spalle dei membri di tutte le confraternite. A Mogoro (OR), ha luogo invece la rievocazione dell’incontro tra Maria e Cristo chiamata S’incontru di particolare valore scenico e emotivo: le statue di madre e figlio vengono prese in carico, rispettivamente, dalle donne e dagli uomini del paese, e portate in giro secondo tragitti differenti, tra canti e preghiere in lingua. Arrivate in una stessa piazza, in un silenzio carico d’attesa, le statue si avvicinano e, con un piccolo, inchino, si scambiano tra baci sulla guancia. Ogni bacio è sancito dal boato di un fuoco d’artificio, la folla applaude, alla Vergine viene liberata dal suo velo nero di lutto e torna a brillare nel suo abito azzurro cielo.

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grazie a http://blog.casase.it/2012/04/04/tradizione-e-colore-la-pasqua-in-italia-1/

Pasqua in Sicilia

Tre sono i passaggi fondamentali delle ricorrenze pasquali: la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo.

In Sicilia si esercita ancora l’usanza di portare a spalla le pesanti vare durante le processioni. Generalmente anzi questo ruolo viene conteso tra gli uomini del Paese che sono onorati di assolverlo e che hanno modo di partecipare, con la loro fatica, al dolore della Passione del Cristo. Quasi in tutte le Processioni che si svolgono invece il giorno di Pasqua, il lutto per la morte del Redentore si trasforma nella gioia per la sua rinascita che si ricollega con il risveglio della natura.

Panareddi, trizza a spica, trizza a cannizzu, trizza a crocchiala o vureddu du lupu

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La Domenica delle Palme, in cui si rievoca l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, inaugura quasi ovunque il ciclo delle manifestazioni pasquali. In genere è il sacerdote più giovane del paese a rappresentare il Salvatore, che sopra l’asino, tenendo in mano foglie d’ulivo e palme benedette, varca le vie del paese. Le palmette, artisticamente elaborate ed intrecciate a mano ed i rami d’ulivo augurali, una volta benedetti vengono portati in casa e posati sul capezzale del letto, in segno di fede e di augurio. L’usanza di intrecciare le palme è molto antica e reca con sé tutta una tradizione circa il modo di realizzare tali intrecci secondo determinate Figure. Anticamente l’intreccio era operato dai palmari che si occupavano anche della scelta del tipo di foglie di palma più adatte all’esecuzione dell’intreccio (generalmente si tratta delle foglie della Phoenix dactylifera). Le varie figure sono dette panareddi, trizza a spica, trizza a cannizzu, trizza a crocchiala o vureddu du lupu. Le palmette vengono poi decorate da nastri colorati ed immesse sul mercato alla libera offerta dei fedeli che desiderano possederne una da fare benedire.

I Sepolcri

Altra tradizione è quella del numero di Sepolcri da visitare il Giovedì Santo. L’usanza è che i fedeli si rechino in almeno tre parrocchie differenti o che comunque le visite siano svolte per un numero di volte dispari. I sepolcri sono gli altari della deposizione che vengono sempre allestiti all’interno delle chiese, col tabernacolo aperto e l’eucaristia esposta. Addobbi con pane, arance e fiori bianchi, a volte si possono ancora riscontrare in alcuni tradizionali allestimenti.

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In ogni caso non mancano mai le piantine con il frumento germinato al buio, retaggio delle antiche feste Adonie. Il venerdì, si svolgono le processioni relative alla Passione del Cristo e il Sabato santo a mezzanotte, inserita nel rito eucaristico, avviene la “Calata della Tela” che sancisce la Resurrezione. Il Giorno di Pasqua ovunque è festa, risuonano le campane e si svolgono tradizionali banchetti, canti e inni al Signore Risorto.

‘Ncontru

Nelle varie manifestazioni, tale ciclo, è reso attraverso varie forme di drammatizzazione che si concludono spesso con l’incontro tra Maria con il Figlio risorto. Maria si libera allora dall’abito nero del lutto svelando un abito bianco e azzurro che simboleggia la gioia; tale processione viene quasi ovunque denominata ‘Ncontru e alcune volte prevede l’introduzione di una terza figura, di un Angelo o di un Santo, che ha il compito di portare a Maria la lieta notizia della Resurrezione del figlio. Questo ‘Ncontru a volte viene ostacolato da figure che si oppongono e che rappresentano le forze del male. Naturalmente l’incontro riesce sempre a concludersi e si attua così la vittoria delle forze del bene. Il Cristo sconfigge così simbolicamente la morte e esplode la gioia dei devoti presenti.

grazie a Sicilia nel cuore 

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Un ‘Ncontru particolarmente suggestivo avviene nel comune di San Biagio Platani sotto ai cosiddetti Archi di Pasqua. Per info Comune San Biagio Platani e Daniele Congiu

Per le foto degli Archi di Pasqua a San Biagio Platani ringraziamo il loro autore: Luciano Romeo

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Resa ormai celebre dalla canzone “Uomo vivo (inno alla gioia)” di Vinicio Capossela, è la Pasqua di Scicli, in Sicilia, durante la quale la statua lignea del Cristo viene portata in processione da nerboruti portantini che, al grido di Gioia! Gioia! Gioia! della folla, la fanno ondeggiare e ballare per ogni via della città in un clima ludico e scherzoso.