Potzàis bivi medas annus cun saludi e trigu

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Fonte Tracce di Sardegna

Nel comune di Selargius, poco distante da Cagliari, si celebra una delle tradizioni più belle ed emozionanti dell’isola, l’Antico Sposalizio Selargino. Una grandissima festa folkloristica che ogni anno attrae sempre più visitatori da ogni parte del mondo.

I festeggiamenti cominciano gìà alcuni giorni prima con sa cantada a is piccioccas, una serenata per le giovani spose da maritare animata dai gruppi folkloristici con canti e balli.

Il Sabato avviene il trasferimento del corredo della sposa nella futura casa degli sposi, secondo l’antico rito de Su trasferimentu de Is Arrobas.

Il grande giorno si apre con la vestizione dei due promessi sposi nelle pollas, le tipiche case contadine campidanesi. Dopo aver indossato i tradizionali abiti sardi, e ricevuta la benedizione secondo l’usanza dell’aspersione del capo con sale e grano e la rottura di un piatto, lo sposo si reca nella casa della sposa, accompagnato dai suonatori di launeddas e da un lungo corteo di gruppi folkloristici provenienti da tutta l’isola, per poi dirigersi insieme nella chiesa di Santa Maria Vergine Assunta per celebrare la loro unione.

Il rito nuziale, celebrato totalmente in lingua campidanese, termina con lo sposo che infila il mignolo della mano destra in un piccolo anello collegato all’estremità di una catena d’argento che cinge la vita della sposa, simbolo del legame eterno.

Dopo la cerimonia gli sposi si recano nella piccola chiesa romanica di San Giuliano, situata poco distante, per firmare la promessa di matrimonio, trascritta su pergamena e custodita in una teca della piccola chiesa per 25 lunghi anni, per poi essere finalmente riaperta e letta.

Lo Sposalizio Selargino

fonte proloco di Selargius

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La rievocazione dell’antico Sposalizio Selargino è una grande festa di folklore, ma nel suo significato più autentico è un ritorno nel passato delle tradizioni della Sardegna. A Selargius rivivono per un giorno lo sfarzo e i colori delle cerimonie nuziali del Campidano in quello stesso scenario che, per la prosperità contadina e mercantile, fu sempre teatro di esaltanti manifestazioni di vita e di popolo. Si rivedono quei momenti e gesti del matrimonio, codificati dalla memoria storica, che furono espressione di una cultura permeata di profonda sacralità e dello spirito di una comunità che visse sempre, come fatto proprio, ogni accadimento della vita dei singoli individui. Questo coinvolgimento di tutto un paese e questo senso della coralità, sono i segni che più immediatamente vengono colti dallo spettatore che assiste alle varie fasi in cui si volge lo Sposalizio Selargino. Il momento iniziale è la “benedizione” dello sposo e della sposa, che avviene contemporaneamente sul limitare delle rispettive case natie, innanzi alla folla di parenti e vicini di casa. Qui i padri e le madri, a turno, aspergono di manciate di grano e sale i capi dei propri figli inginocchiati, ed esprimono con formule di antica sapienza, gli auguri di prosperità e di conoscenza delle virtù morali; poi baciandoli prima che lascino per sempre il tetto paterno, rivolgono loro gli ultimi ammonimenti. Nella seconda fase i cortei dei due, per un po’ ancora bagadius e quindi non sposati, si muovono per incontrarsi sul sagrato della chiesa madre. Durante questa lunga e gioiosa sfilata per le vie del paese i fidanzati, a braccio dei padri, ricevono gli auguri dei compaesani; talune popolane tenendo in mano un piatto di sale e grano, ripetono le formule di benedizione, indirizzano loro nuovi voti e consigli e infine, tra gli applausi degli astanti, rompono sul selciato il piatto, ripetendo così un remotissimo rito magico per propiziare la fortuna a chi si appresta a formare una nuova famiglia. Unitisi sul sagrato, i cortei fanno il loro ingresso nella chiesa, accolti dalle musiche solenni degli organi e delle launeddas. Qui secondo il rito di Santa Romana Chiesa, in lingua sarda, come nella tradizione degli avi, si celebra il matrimonio, legando gli sposi per la catena nuziale, sa cadena, simbolo del vincolo perpetuo instaurato dal sacramento.

Ormai divenuti coniugi, cojaus, i protagonisti della grande festa, irrompono nuovamente sul piazzale della chiesa, accolti dal fragore degli applausi e dalle urla del popolo in costume. Accompagnati dal celebrante, fanno ingresso nella vicina chiesetta medioevale di San Giuliano, per vergare una promessa d’amore innanzi alle autorità del paese e ai Confratelli del Rosario, i quali la custodiranno in un’artistica teca per un quarto di secolo.

Si dirigono quindi verso la loro nuova casa, accolti dalle due madri che, sole e silenziose, avevano qui atteso il rientro dei propri figli per impartire loro l’ultima commovente benedizione e dare l’addio, s’adiosu, ai frutti del loro talamo, da cui germoglieranno altre vite.

Potzàis bivi medas annus cun saludi e trigu possiate vivere tanti anni in buone salute e abbondanza

Questo augurio finale, pronunciato dalla folla che si disperde, da’ il via all‘ultimo atto dello Sposalizio: il banchetto con gli invitati e le danze fino a tarda notte.

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