Cencepentola 

1392234774925.jpg;filename_=UTF-8''13922347749255cbb autore del dipinto Davide Dotti

C’era una volta, una volta c’era c’era

in un piccolo regno una grande e antica casa circondata da terre fertili in cui pascolavano greggi grasse e cavalli possenti. Era abitata da una casata della piccola, piccolissima nobiltà terriera e dai suoi famigli, poco considerata a corte cosa di cui non si rammaricava punto poiché viveva in grande armonia tra cani e greggi a scapito dei fasti e delle sete. I camini scoppiettavano allegri in ogni stanza, si raccontavano storie e nessuno soffriva la fame del ventre o del cuore.

Ecco che giunse un inverno particolarmente rigido che mise a dura prova abitanti ed animali in tutto il reame.

Pieter_Bruegel_the_Elder_-_The_Hunters_in_the_Snow_(January)_-_WGA3434 Pieter Bruegel il Vecchio “Cacciatori nella neve” 1565

In ogni famiglia il freddo invincibile portò via qualcuno per sempre ed anche la grande casa fu colpita dal dolore: la padrona e due bimbi salirono in cielo lasciando tutti nello sconforto. Il padre e marito non sopportando il silenzio cupo che permeava le stanze decise di risposarsi con una lontana cugina rimasta vedova e sola al mondo con una prole numerosa: cinque femmine e due maschi.

Egli sperava di alleviare la sua tristezza e quella della sua unica figlia rimasta, Isabella.

Le nozze con la lontana parente avvennero in primavera, l’estate trascorse in una ridente e apparente serenità, ma giunto l’inverno l’insofferenza mai prima manifestata dalla nuova padrona per la vita in campagna si rese molto evidente e questo cambiò completamente le abitudini della famiglia.

Fu preso in affitto un bel palazzo in città, si iniziarono a frequentare i balli e gli impegni di corte come mai prima era avvenuto. Sete, velluti, precettori stranieri tutto era profuso per la nuova vita mentre la campagna languiva nell’abbandono. Isabella rifuggiva le danze, gli spettacoli e le feste di corte. Preferiva rimanere a casa lontano dalla confusione, dalle ipocrisie e dalle invidie. Quella vita comunque fruttò tre matrimoni di rango: i due fratellastri impalmarono delle nobili del Nord e una delle figlie della matrigna con un ricco mercante delle terre del Sud.

Ben presto però il padre fu costretto, per mantenere quel tenore di vita, a partire per isole lontane alla ricerca di commerci vantaggiosi. Dopo qualche mese giunse la tragica notizia che egli era morto nel naufragio della nave senza che nulla si salvasse del prezioso carico.

XKH223171 Andreas Achenbach

La matrigna dovette perciò ritirarsi di nuovo in campagna con le due figlie che non era riuscita a maritare e la figliola del marito. Il suo umore era tetro e colmo di rabbia frustrata che sfogava sull’inconsapevole Isabella. Ben presto fu necessario rinunciare alle comodità, molte stanze vennero chiuse e lasciate disabitate, i servitori si ridussero sempre più finché divenne impossibile coltivare i campi o tenere del bestiame. La terra s’inselvatichiva, rovi e animali selvatici occupavano i prati e la foresta avanzava attorno ai campi. Isabella faceva il possibile per aiutare, si occupava dei pasti e di scaldare le stanze in uso, di lavare e rassettare gli abiti della matrigna e delle sorellastre, eppure non raccoglieva gratitudine, ma solo scherno. La chiamavano Cencepentola a causa degli abiti logori e della sua passione per la cucina. Con fantasia e amore univa ingredienti poveri che trovava qui e là, erbe selvatiche, radici dolci e amare, fiori e ne ricavava zuppe fragranti e piccoli pani profumati. Persino un’uovo sodo poteva suscitare emozioni quando lo univa al tarassaco di campo scottato in un’ombra di strutto con nocciole tostate. Ogni cosa diventava un piatto da Re. Trascorrevano i giorni in quieta fatica senza che nulla lasciasse sperare in un miglioramento. L’egoismo regnava sovrano, non c’erano più racconti accanto al fuoco e sorrisi. Cencepentola però conservava nel cuore una profonda gioia di vivere e di dare.

Nel piccolo reame non accadeva mai nulla di particolarmente sconvolgente ecco perché la notizia che il figlio del re si fosse ammalato di una grave forma di inappetenza generò grande sgomento. Come un lumicino lui si spegneva a poco a poco avvolto da una tristezza infinita. La sua vita trascorsa a guardare commedie, inseguire dame compiacenti, giocare all’aperto e andare a caccia, scrivere insulsi messaggi ad altri principi e principesse senza curarsi d’altro che di sé stesso lo aveva annoiato al punto che nulla sembrava salvarlo da uno stato di accidia perenne. Alcuni dicevano che fosse vittima di un sortilegio, che una qualche fata irritata dalla sua indifferenza alle disgrazie umane lo avesse condannato a non provar più gioia…. ma queste cose si sa non son vere son materia delle favole.

Il Re comunque fosse era disperato e chiamò a consulto molti medici e cerusici, ma nulla serviva. Un giorno quando ormai sembravano perse le speranze arrivò a palazzo inviato dall’imperatore delle terre del Sol Levante un anziano medico. Prese il polso del Principe, gli osservò gli occhi, la lingua e disse: “al Principe manca il nutrimento dell’anima non quello del ventre, cercate nel regno mani sapienti che sappiano fornirglielo”.

250px-Giovanni_Domenico_Tiepolo_013 autore G. D. Tiepolo

L’archiatra di Corte interpretò che al Principe occorreva una moglie che lo amasse e che sapesse cucinare. Il Gran Ciambellano suggerì allora al Re di indire un proclama. “La fanciulla senza guardare al rango e al ceto che avesse cucinato il piatto più gradito al Principe distogliendolo dal suo male avrebbe avuto l’onore di sposarlo”. Tutte le famiglie misero sotto le fanciulle di casa, ma non ce n’era una che fosse in grado di cucinare. Vennero attivate le cuoche esperte di casa e le massaie… In fondo pensavano le madri che sarebbe bastato che il piatto venisse dalla casa per ingraziarsi la scelta. Tutti quindi si diedero da fare a rispolverare o inventare deliziose pietanze per guarire il principe Gerardo. Ogni giorno al castello arrivavano trionfi di galantine, ballottine, aspic, terrine, roulade e paté di ogni tipo. Pavoni, quaglie, pesci ed ogni altro manicaretto elaborato, ma nulla, il Principe non trovava nulla che lo invogliasse a mangiare.

1280px-still_life_with_turkey_pie_1627_pieter_claesz autore Pieter Klaesz 1627

La matrigna vendette gli ultimi gioielli per chiamare un cuoco francese e mandare a palazzo a nome delle figlie delle prelibatezze introvabili… Brodo di tartaruga e carni al cioccolato. Nulla nemmeno quelle ebbero effetto.

Cencepentola non era interessata a sposarsi, era al contrario molto più preoccupata per la salute di alcuni carbonai che si spostavano con i loro figli vivendo nei boschi … e così prese la sua pentola preferita, un po’ di formaggio, vino e pane e raggiunse il bosco attorno alle mura della città dove sapeva di trovarli accampati. Accese il fuoco e andò pazientemente in cerca di radici dolci e ortiche. Il profumo della sua zuppa sciolse la diffidenza dei transumanti e salì fin oltre le mura diffondendosi in città finché giunse alla stanza del Principe. Egli si sentì inondato di energie indossò un logoro mantello e seguì quel delizioso aroma fino al bosco.

Nella radura vide una fanciulla ricoperta di stracci accanto ad un pentolone di rame circondata da ragazzini e adulti neri come il carbone. Si avvicinò timoroso, ma fu accolto da un grande e dolce sorriso.

Isabella non aveva riconosciuto il Principe ed aveva scambiato quel giovane magro e scavato per un povero ragazzo di stalla. Fu ben felice di offrirgli tutto ciò che poteva. Zuppa, pane, formaggio stagionato e un po’ di vino rosso. Le gote di Gerardo si fecero rosee e gli venne una gran voglia di cantare e ridere. Sarebbe tornato anche il giorno dopo.

Fu così che inspiegabilmente il Principe rifiorì senza toccare nemmeno una delle eleganti pietanze che continuavano ad arrivare a palazzo. Il Re era al settimo cielo e curiosissimo di scoprire il segreto del Principe che si faceva ogni giorno più abile per eludere i servi e correre dalla sua Cencepentola per gustare patate alla brace, risotto alle ortiche, fragoline di bosco e conigli selvatici o zampe di rana e pesci gatto in umido.

Il Principe comprese che nel dono risiedeva il segreto di una vita felice e poco importa se riuscì o meno a sposare Cencepentola, il fatto straordinario fu che da allora in poi non sprecò più il suo tempo inseguendo inutili gratificazioni.

 

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