Is Culurgiones di Jerzu… un viaggio nel Sapore

 

Colurgionis di Jerzu

Ecco come servirli… Innaffiateli con vino Cannonau (il vino più antico del Bacino del Mediterraneo) per farli in casa seguite questo video incantevole e autentico

Culurgionis Ogliastrini Zia Maria Jerzu & Cardedu 

QUI TROVATE RICETTA E VIDEO PER FARLI IN CASA http://youtu.be/Y-rb8ajIxhc

(Nota; per impastare potete usare una planetaria)

Passata di pomodoro sardo  sugo classico: soffritto (cipolla, sedano, carota), passata di pomodoro e qualche spicchio d’aglio

image  lessate pochi culurgiones per volta in acqua bollente e salata, quando risalgono lasciate cuocere ancora qualche minuto,

Mantecare scolateli con la schiumarola e metteteli, a mano a mano che cuociono, nella salsa calda, ma lontana dal fuoco (se volete aggiungete qualche foglia di basilico fresco spezzettato a mano)

Impiattare  impiattateli con un po’ di sugo (non troppo) occorre un corretto equilibrio tra acidità e dolcezza delle patate e il profumo della menta, quindi spolverateli con pecorino sardo stagionato grattato.

 

Sulcis Iglesiente – Porto Flavia, Masua… su carrucciu e il Pane alla ricotta di pecora

Masua e il Pan di Zucchero

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Fonte www.sardegnaturismo.it

Simile a un’enorme zolla zuccherosa sospesa in mezzo al mare, l’isola Pan di Zucchero crea la suggestiva cornice scenografica ammirabile dalla spiaggia omonima nell’insenatura di Masua, situata lungo la costa iglesiente. Un faraglione calcareo, alto 133 m, caratterizzato da un colore chiaro e dalla superficie a gradini piatti che si estende per 3,72 ettari, nelle pareti sud e a nord traforato da due grandi archi all’interno che creano fenomeni carsici con gallerie praticabili anche in barca. L’isola si è formata in seguito all’erosione e allontanamento della terraferma di Punta Is Cicalas. Nei pressi, osservando il monumento dalla costa dell’isola maggiore, si vede la falesia di Porto Flavia, dove si apre una galleria della miniera omonima, dalla quale il minerale veniva direttamente imbarcato. Tutt’intorno le falesie si ergono per 100-160 m.

Come arrivare
Per raggiungere l’isola di Pan di Zucchero è necessario percorrere la strada provinciale 83 fino a Masua.
 

Porto Flavia

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Fonte www.sardegnaturismo.it

Porto Flavia si presenta con un fondo di ghiaia con scogli e rocce. Il nome deriva dall’ingegnere Cesare Vecelli che fece costruire la miniera nel 1924 e decise di chiamarla come una delle sue figlie. L’arenile è molto ampio e sovrastato da una pineta profumata e fresca. È una località amata anche da quanti semplicemente desiderano praticare la pesca subacquea o immergersi nelle sue acque.

Come arrivare
Porto Flavia si trova nella località Masua e nel comune di Iglesias, ed è raggiungibile facilmente percorrendo la strada provinciale 83 fino alla spiaggia di Masua da dove parte una strada non asfaltata in salita che conduce fino all’estremità della zona mineraria.
 

Su carrucciu

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Nascere in un piccolissimo paesino della Sardegna, inserito nel comprensorio di una miniera, spesse volte voleva dire povertà, ma la povertà aguzza l’ingegno… Torno indietro con la mente e mi rivedo bambina, quando mio papà ci portò a casa dei cuscinetti a sfera che si usavano nelle officine meccaniche della miniera dove lavorava. Io e i miei fratelli li usammo per costruire su carrucciu un gioco antico, molto spartano, ma tanto tanto divertente. Per costruirlo si usava di tutto, assi di recupero, tavole ecc. L’idea ere quella di avere qualcosa su cui salire per lanciarsi in corse folli e bellissime. Bisognava creare un rettangolo di legno resistente  e munirlo di due ruote posteriori e di una anteriore posizionata sotto un manubrio girevole. Allora si usava davvero di tutto per costruirsi i giochi.

Quante folli corse sull’asfalto arroventato vicino a casa, con i mezzi della miniera che viaggiavano incessantemente sulle stesse strade dove proprio noi bambini giocavamo. Le grida preoccupate di mia madre non erano nulla paragonato al rumore de su carrucciu!! Ma non potevamo smettere un gioco così entusiasmante… Le mani, poi, erano sempre a rischio di sbucciature… Ma era la cosa meno importante… la cosa più importante era stare tutti insieme e divertirci. I ragazzini di oggi non sanno di cosa parlo, ma chi, come me, ha usato questo giocattolo capisce benissimo che qualche volta si vorrebbe tornare bambini…

M. E. F.

Pane alla ricotta di Pecora di Maria Elena Frigau

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INGREDIENTI:
• 500 gr di semola fine
• 150 gr di farina
• 300 ml di acqua
• 12,5 gr di lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida
• 500 gr di ricotta di pecora
• 1 cucchiaino e 1/2 di sale

PREPARAZIONE
Impastare le farine con l’acqua e il lievito, incorporare la ricotta e continuare ad impastare. Far lievitare per 2 ore, poi formare i panini (100/150 gr ciascuno) e far lievitare altre 2 ore nella teglia. Infornare a 175° per 45 minuti circa. Si può anche incorporare la ricotta in un secondo tempo alla pasta già lievitata, in questo modo la ricotta rimane abbastanza slegata dall’impasto e si percepisce meglio.

Marghine – Muros, Badde Salighes, Villa Piercy e Macomer

Muros

Fonte Wikipedia: comune di 844 abitanti della provincia di Sassari in Sardegna. Insieme ai comuni di Cargeghe, Codrongianos, Florinas, Ittiri, Olmedo, Ossi, Putifigari, Tissi, Uri ed Usini, fa parte dell’Unione dei Comuni del Coros.

Fonte galanglonaromangia: il toponimo di Muros deriva dal latino muros, con questo termine, anticamente, s’indicavano le rovine dei villaggi preistorici. Il centro abitato risale al periodo medioevale, durante l’epoca dei giudicati. Passò agli aragonesi nel XIV secolo e, successivamente, durante il XVII secolo, ai marchesi Martinez di Monte Muros. Nel 1950, staccandosi da Cargeghe, Muros si costituisce comune autonomo.

Di particolare interesse sono la chiesa di San Gavino (XIV-XVII secolo), la fonte pubblica (XIX secolo), le costruzioni d’epoca aragonese o del marchesato dei Martinez, i Murales e il cimitero monumentale.

Interessante da segnalare come patrimonio materiale sono i prodotti dell’attività tessile, soprattutto i tappeti di cotone e di lana. Purtroppo questa tradizione è andata perdendosi con gli anni ed è tenuta viva grazie a una signora che conserva l’antico telaio ed è in grado di utilizzarlo come nel passato.

Si possono acquistare dolci tipici straordinari amaretti, copulette, papassini, tiricche ecc.

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TIRICCHE

Ingredienti:

1 l di sapa o vincotto
800 gr di semola fine
80 gr di strutto
2,5 dl di acqua
1 arancia
1 limone
sale

Grattugare l’arancia ed il limone; mettere in un tegame la sapa, l’acqua e le scorze grattugiate. Far quasi bollire, poi versare a pioggia, con un setaccio, la metà della semola; mescolare per circa 10 minuti, a fuoco basso.
Per la pasta , lavorare la semola rimasta con poca acqua tiepida; aggiungere gradualmente lo strutto ed un pizzico di sale. Impastare a lungo e ottenere delle sfoglie sottili con la macchinetta per la pasta regalata a n.3. Stendete sulla spianatoia infarinata , e tagliare con la rotella dei pezzi rettangolari, al centro dei quali va sistemato il ripieno, a forma di bastoncino sottile. Sollevare quindi i lembi del rettangolo e creare delle forme a piacere.

Passate le tiricche nel forno a 125 °C per circa 10-15 minuti.

 

Badde Salighes

Fonte assopassiflora: Badde Salighes è una località del territorio di Bolotana (NU) collocata a circa 980 m. slm. Si raggiunge lasciando la SS 131, al km 155, e percorrendo la Strada Provinciale 17 in direzione Bolotana, per poi svoltare a destra, al km 48.50, in una strada secondaria asfaltata seguendo i cartelli direzionali.

Il toponimo Badde Salighes (Valle dei Salici) potrebbe probabilmente riferirsi ad una maggiore diffusione di questa specie in passato o potrebbe nascondere un altro significato; in effetti il luogo non presenta oggi una quantità tale di piante di salice allo stato spontaneo che potrebbero giustificare pienamente I’attribuzione del fitonimo a questa specie.

La sua importanza dal punto di vista naturalistico è rappresentata sia dalla vegetazione naturale sia dalle trasformazioni avvenute con l’introduzione di una serie di specie esotiche dalla fine del 1800 ad opera della Famiglia Piercy.

A Badde Salighes, così come nelle vicine località di Ortachis, Pabude e Mularza Noa, assume una notevole importanza conservazionistica la presenza di specie allo stato spontaneo, da sempre presenti nel territorio, in particolare di un nucleo consistente di tassi (Taxus baccata) in formazione mista con agrifogli (Ilex aquifolium) e aceri minori (Acer monspessulanum).

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Fonte Wikipedia: il tasso (Taxus baccata L.) è un albero dell’ordine delle conifere, molto usato come siepe ornamentale o pianta isolata potata secondo i criteri dell’ars topiaria. È conosciuto anche con il nome di “albero della morte”. Il nome comune deriva, infatti,  dal greco taxon che significa “freccia”, e l’appellativo di albero della morte nasce proprio dal suo impiego nella fabbricazione di dardi velenosi e dalla sua caratteristica tossicità (…).

In Sardegna l’area di Sos Nibberos copre una superficie di circa 7 ettari che ricade completamente all’interno della Foresta Demaniale Monte Pisanu. È stata dichiarata “monumento Naturale” con il decreto n. 24 del 29 gennaio 1994 dall’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Sarda ai sensi della L.R. n. 31/89. Rappresenta una formazione vegetale di notevole importanza scientifica, storico-culturale e paesaggistica popolata da tassi, pressoché millenari che raggiungono anche un metro di diametro e altezze sui 15 metri.

 

Villa Piercy

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Fonte assopassiflora: la storia di Badde Salighes è sicuramente legata alla presenza della Famiglia Piercy e dell’azienda agricola realizzata, considerata una “.. tra le più estese e razionali della Sardegna di fine Ottocento.”

“La figura di Benjamin Piercy (1827-1888), originario del Galles, è nota nella storia della Sardegna per il ruolo fondamentale che egli ebbe nella costruzione delle ferrovie in Sardegna, mentre è meno nota la sua attività di imprenditore agricolo. Tra il 1778 e il 1888 egli seppe infatti creare tra l’Altopiano di Campeda e l’Altopiano del Marghine un’azienda agraria tra le più grandi e moderne in Sardegna, meglio nota come Tenuta di Padrumannu e di Baddesalighes, compresa nei territori di Bolotana, Macomer, Bortigali, Lei e Silanus, che copriva un’estensione di oltre 3000 ettari” (Luciano Carta, Quaderni Bolotanesi n. 13/1987).

A Badde Salighes è presente ancora oggi la Villa padronale dell’azienda Piercy che, dopo lunghi lavori di restauro è ora fruibile al pubblico. Il disegno del terreno circostante la villa richiama i parchi delle ville e delle case di campagna di impostazione anglosassone.

Per visitare Villa Piercy e il suo Parco visitate il sito http://www.assopassiflora.com

 

Macomèr

Per nutrire l’anima (le foto sono ambientate in questo piccolo entusiasmante mondo a parte) e non solo il corpo mangiate al Ristorante…
Spaghetteria Sinatra di Rossini Giancarlo
Via Vittorio Emanuele III, 36 Macomer Nuoro
0785 72411
 

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Fonte Wikipedia: (pron. /mako’mɛr/; Macumère /maku’mɛrɛ/ in sardo) è un comune italiano (…) della provincia di Nuoro, situato a 563 metri s.l.m., alle pendici della catena del Marghine, di cui è il centro principale, e arroccato sulle rive del rio S’Adde. Fa parte della diocesi di Alghero-Bosa.

Il territorio macomerese è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, da quello collinare e montuoso della Catena del Marghine e del Monte di Sant’Antonio, a quello steppico degli altipiani di Campeda e Abbasanta. La vegetazione presenta boschi misti a roverella e sughera.

Abitato fin dalla più remota antichità, come testimonia la presenza del complesso nuragico di Santa Barbara (antecedente al 1100 a,C.), e di quello di Tamuli (un nuraghe, tre tombe di giganti e sei betili), le numerose tombe di giganti, le domus di Filigosa e una moltitudine di rovine nuragiche sparse per il territorio, Macomer, fu all’inizio un insediamento punico (l’antica Macopsissa, descritta dal geografo alessandrino Tolomeo). Nel 238 a.C. la Sardegna passò sotto il dominio romano e Macomer conservò la sua importanza strategica in qualità di luogo di passaggio obbligato tra il nord e il sud dell’isola. Sono scarse le testimonianze archeologiche lasciateci dai Romani, che per lo più si riducono a circa sei pietre miliari e a qualche lapide. Due di queste pietre miliari si trovavano di fronte alla chiesa di San Pantaleo e attualmente sono custodite nel museo archeologico Sanna di Sassari.

 

 

Gallura – Vignola di Aglientu e San Silverio

Ore cinque, l’idea è di sorprendere l’alba in spiaggia. Le nuvole grigio scuro saturano i verdi mentre sorvolano e giocano con le colline intorno allo stazzo. Non piove. Si parte direzione Aglientu, meta Vignola, la sua spiaggia, la torre aragonese e la chiesa di San Silverio.

Vignola di Aglientu – paese
Un caffè in riva al mare, la sabbia è bagnata, nessun umano in giro, un piccolo cane saetta ci fa delle feste incredibili dividendosi tra odori, cespugli e le nostre carezze. Mentre guardiamo il mare inizia a piovere, un ombrellone blu protegge la macchina fotografica che cerca di cogliere la bellezza del signor Giovanni il cui nome omen è Mascittu, pescatore. Forse domani uscirà in mare e noi ritorneremo per prendere quello che il mare gli avrà permesso di portare via.

San Silverio

Uno sguardo ricolmo di amore sul mare, sui pericoli, sulle fatiche...

Uno sguardo ricolmo di amore sul mare, sui pericoli, sulle fatiche…

San Silverio - Dettaglio Interno

San SilverioI fondatori

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Il piccolo cane… cave canem

Vignola di Aglientu – San Silverio
Proseguiamo con la Torpedu Blu oltre l’abitato cercando il bivio per la torre aragonese. Un cartello ci indirizza e imbocchiamo la strada rossa incisa da piccole righe… sembra che la Torpedo Blu sia in difficoltà, ma ci porta al parcheggio. A piedi oltrepassiamo l’info point devastato a sprangate da una furia vandala. La piccola chiesa sul mare narra la sua storia di rifugio per i pescatori dell’isola di Ponza.
Raccogliamo erbe secche che vanno dalle tonalità calde dei rossi, ai pallidi gialli e cupi marroni, ornate dai loro semi in piccoli ciuffi, fragili e leggeri involucri, riccioli delicati come petali. Le leghiamo con le foglie elastiche degli asfodeli sfioriti da tempo. Per sfuggire alle invasive confidenze di una signora desiderosa di parlare del suo denaro decidiamo di tralasciare la torre aragonese splendidamente inserita nello snodarsi della costa e di rientrare a Luogosanto. Il caso o meglio il fato vuole che un incrocio colga impreparata la Torpedo Blu… Un cartello color biancospino con scritta incerta recita: “Vendita pecorino” uno poco dopo color giallo racconta la la stessa storia e aggiunge vino. Decidiamo per il purista, per la vendita del solo pecorino. Passato un cancello sgangherato ci accoglie l’abbaiare di un grosso e grasso cane bianco e nero. Il coraggio non manca e attraversato il largo cortile entriamo nello spaccio. Le forme sono in bella vista accanto ad un semicono completamente ricoperto di una muffa nera. Partono le chiacchiere e l’entusiasmo, la divinazione. Compriamo un puro pecora stagionatura di un anno e la ricotta (l’ultima di due) nera o salata. Chiediamo come pulirla e come mangiarla (si toglie il nero con leggerezza, la si rovescia e la si scava dal fondo con amore…) Splendida accompagnata con un buon vino… un Semidano, un Carignano del Sulcis

DSC_4181MascittuSan SilverioDSC_4184La Torre Aragonese

POESIA PURA

POESIA PURA

Rientro a Luogosanto