Mustazzolus

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Mustazzolus di Oristano (ricetta cliccare qui) venduti per strada: prodotti dolciari artigianali, con semola di grano duro sardo.
1957 foto di Andreas Fridolin Weis Bentzon.
Libro Nimbus edizioni Iscandula.
(fonte Wikipedia)

Andreas Fridolin Weis Bentzon (Copenaghen, 1936Copenaghen, 21 dicembre 1971) è stato un etnomusicologo e antropologo danese.

Andreas F. W. Bentzon è stato il più importante studioso delle launeddas, strumento musicale della Sardegna.

Nel 1952 si recò in Sardegna durante le vacanze scolastiche e vi fece ritorno nel 1953 e 1955. Durante questa seconda visita incontrò a Santa Giusta, il suonatore di launeddas Felice Pili “emigrato” da Villaputzu. Tornò ancora una volta per circa otto mesi nel biennio 1957/1958, questa volta con una borsa di studio, e si recò a Cabras, Villaputzu, soggiornò a lungo a Ortacesus[1], poi a Cagliari e Oristano dove svolse il suo lavoro di ricerca, frequentando i più importanti suonatori, effettuando numerose e preziose registrazioni, filmati, fotografie presso i maggiori suonatori del tempo: Dionigi Burranca, Pasqualino Erriu, Aurelio Porcu, Giovanni Lai, Giovanni Casu e, soprattutto, Efisio MelisAntonio Lara.

Carnevale… Maschere della Foresta Nera e la tradizione in Sardegna

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I Carnevali in Sardegna Il 17 gennaio 2015, con l’accensione dei fuochi dedicati a Sant’Antonio, ha inizio in tutta la Sardegna il Carnevale che si conclude tradizionalmente il mercoledì delle ceneri. Dal re-regina di Tempio Pausania al fantoccio delle zone del Nord e del Sud Sardegna, dalle esibizioni equestri dell’oristanese alle maschere lugubri del Carrasecare della Barbagia, il carnevale spezza la  routine di ogni giorno e risveglia il “villaggio” festeggiando con fave e lardo, zeppole e vino il rigore dell’inverno che sta finendo mentre la terra ritorna lentamente alla vita. Mamoiada si anima con i Mamuthones che, vestiti di pelle di animale e viso coperto per nascondere la loro identità, compiono una danza cadenzata dai campanacci caricati sulle spalle. Gli altri protagonisti sono gliIssohadores che indossano un corpetto rosso al rovescio e creano scompiglio tra gli spettatori utilizzando la loro soha, una fune di giunco, per catturarli. A Orotelli ci sono Sos thurpos, i ciechi, che indossano cappotti di orbace nero con cappuccio a punta e i volti completamente ricoperti di fuliggine. Interpretano la vita contadina e il rapporto tra uomo e animale, padrone e servi. La figura de S’Urzu, le cui origini letterarie sono riconducibili alle parole “orco” o “orso”,  è il personaggio caratteristico di Samugheo, Fonni e Ula Tirso. S’Urzu indossa una maschera che rappresenta la testa di caprone con lunghe corna, una pelle di caprone e un fazzoletto nero da donna per coprire il capo. Su Omadore lo cattura e i Mamutzones lo uccidono. A Bosa il carnevale è dedicato all’aspetto trasgressivo  e goliardico. La Sartiglia a Oristano propone la giostra dove cavalieri con maschere bianche si esibiscono in corse sfrenate. Su Componidori, né femmina né maschio, vestito dalle massaieddas, è il supremo giudice che decide la sorte dei cavalieri e infila la stella con la spada.

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IL CARNEVALE NELLA FORESTA NERA

Nel Baden-Württemberg il Carnevale non è uno scherzo. In questo Land nel sud-ovest della Germania, quella del carnevale è una tradizione radicata e sentita. Nelle regioni della Foresta Nera, della Svevia e del Lago di Costanza il Carnevale, che da cinque secoli dura dall’Epifania al Mercoledì delle Ceneri, si chiama in svevo-alemanno Fasnet o Fastnacht, per dirla nel dialetto locale, ed è una festa dalle radici medioevali, più mistica e simbolica rispetto a molti altri festeggiamenti carnevaleschi nel mondo. Piuttosto che personaggi burleschi, le maschere del Fasnet sono entità grottesche o spaventose, personificazioni emblematiche che colpiscono e affascinano allo stesso tempo. Le maschere che popolano le parate sono per lo più di streghe, spiriti della foresta, matti o diavoli e hanno il compito di esorcizzare il male che rappresentano. Le Hohe Tage (Grandi Giornate) rinnovano riti e feste esuberanti, come la cerimonia della presa del potere da parte dei Narren (matti, buffoni) della città, che si prestano a giochi e burle di ogni genere con la popolazione e con gli ospiti. I festeggiamenti raggiungono l’apice l’ultima settimana, quando le grandi sfilate attraversano le città e a mezzanotte viene acceso un grande fuoco di paglia che simboleggia la fine dell’inverno.

LE MASCHERE

Le maschere che popolano le sfilate e i raduni del Fasnet sono un pregiato pezzo di artigianato locale: di legno intagliate e dipinte a mano, non mutano di anno in anno, ma vengono tramandate di padre in figlio. Le maschere dei demoni, streghe ecc. possono arrivare a pesare diversi chili e richiedono una lavorazione attenta e paziente. I partecipanti a questo grande teatro collettivo sono solitamente organizzati in corporazioni carnevalesche, che lavorano e si preparano ai festeggiamenti durante il corso dell’anno.

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 LA MUSICA

Non è Carnevale se manca la musica. Quella del Fasnet si chiama Guggenmusik: una curiosa melodia fatta da una ritmica stravagante e dissonante, effetto dell’unione dei più diversi strumenti (dagli immancabili fiati alle percussioni) in cui regna una divertente libertà artistica e interpretativa. Il risultato è una musica coinvolgente e ballabile, adatta a concerti spontanei di piazza. I gruppi di musicisti (o Guggenmusiker), per lo più amatoriali, sono tutti rigorosamente in maschera e accompagnano le sfilate carnevalesche.

GLI APPUNTAMENTI

Nell’area della Foresta Nera, del Giura Svevo e del Lago di Costanza

ogni cittadina ha una propria, singolare tradizione carnevalesca. Sfilate, momenti di festa, balli e giochi si susseguono dalla fine di gennaio fino al Mercoledì delle Ceneri: chi visita la regione in questo periodo non mancherà di incontrare maschere e cortei.

In particolare segnaliamo il Carnevale della pittoresca cittadina medievale di Rottweil, ai margini della Foresta Nera. É uno dei più fastosi e più antichi di tutta la regione: i primi documenti scritti che ricordano i festeggiamenti risalgono al XV secolo, ma la tradizione è probabilmente anteriore. Protagonisti del Carnevale sono le maschere dei Narren, ossia i matti di Rottweil, e il loro Narrensprung, o corteo dei matti; il lunedì e il martedì grasso, quando circa 3.000 maschere si riversano nelle stradine della città. I festeggiamenti cominciano la mattina del lunedì con il suono delle campane, quando il sindaco consegna simbolicamente le chiavi della città al Narrensprung, che, nella piazza principale, rende note pubblicamente le proprie intenzioni per i giorni successivi. Il corteo, i festeggiamenti e la sfilata delle maschere si ripetono anche il pomeriggio del martedì grasso, e rappresentano il capovolgersi delle regole e dei costumi, perché, come dicevano già i romani, una volta all’anno è lecito trasgredire (http://www.rottweil.de).

 LE PREZIOSE MASCHERE DI VILLINGEN

La prima documentazione ufficiale del Carnevale di Villingen, cittadina lungo la famosa Strada degli Orologi, risale al 1467. Da allora ogni anno il rito del Villinger Fastnacht viene rigorosamente rispettato. Caratteristiche del Carnevale di Villingen sono le maschere in legno di foggia barocca, intarsiate e dipinte a mano. La più famosa è quella del Narro, conosciuta fino alla metà del XVIII secolo come “Masquera”. I Narren o “matti” di Villingen sono considerati gli aristocratici del Carnevale, per i loro preziosi costumi, ornati di fiori e ornamenti primaverili, dal caratteristico foulard bianco e dalla spada di legno. Poi ci sono: il Butzesel, l’asino con la scopa fatta da un ramo di pino attaccato al dorso, il Weuscht, maschera con i pantaloni pieni di paglia, la vecchietta Morbele o il gatto Miau. L’evento chiave del Villinger Fastnacht si svolge durante il lunedì quando tutte le maschere si riversano sulle strade acciottolate del centro storico (http://www.villingen-schwenningen.de/tourismus).

LE STREGHE DI LÖFFINGEN

Da oltre 80 anni le streghe di Löffingen (Hexen) si raccolgono attorno al falò della piazza principale dell’omonima cittadina nella Foresta Nera del Sud per festeggiare la loro Notte di Valpurga (che più a Nord e in Scandinavia si festeggia il 1 maggio per salutare simbolicamente l’inverno). Prima di lasciarsi andare ai loro balli, le maschere di legno, che rappresentano vecchie rugose con il fazzoletto rosso al collo e la scopa, devono rivaleggiare con il Diavolo, che odia le streghe e i loro festeggiamenti. Alla fine è Belzebù a cedere, e le streghe possono celebrare la loro Notte di Valpurga. La suggestiva rappresentazione si tiene la sera nella piazza del mercato di Löffingen (www.loeffingen.de).

I MUSEI DEL CARNEVALE SVEVO-ALEMANNO

Il Baden-Württemberg ospita diversi musei dedicati al carnevale. Quello più grande, a livello nazionale, è il Narrenschopf di Bad Dürrheim vicino a Villingen. Oltre a 400 tra maschere e costumi del carnevale svevo-alemanno databili dal XVIII secolo a oggi, l’esposizione permanente fornisce documenti e filmati sull’origine, lo sviluppo e le tradizioni delle associazioni carnevalesche regionali (http://www.narrenschopf.de).

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