Sulcis Iglesiente – Porto Flavia, Masua… su carrucciu e il Pane alla ricotta di pecora

Masua e il Pan di Zucchero

IMG_1681 IMG_1677 IMG_1676 IMG_1185

Fonte www.sardegnaturismo.it

Simile a un’enorme zolla zuccherosa sospesa in mezzo al mare, l’isola Pan di Zucchero crea la suggestiva cornice scenografica ammirabile dalla spiaggia omonima nell’insenatura di Masua, situata lungo la costa iglesiente. Un faraglione calcareo, alto 133 m, caratterizzato da un colore chiaro e dalla superficie a gradini piatti che si estende per 3,72 ettari, nelle pareti sud e a nord traforato da due grandi archi all’interno che creano fenomeni carsici con gallerie praticabili anche in barca. L’isola si è formata in seguito all’erosione e allontanamento della terraferma di Punta Is Cicalas. Nei pressi, osservando il monumento dalla costa dell’isola maggiore, si vede la falesia di Porto Flavia, dove si apre una galleria della miniera omonima, dalla quale il minerale veniva direttamente imbarcato. Tutt’intorno le falesie si ergono per 100-160 m.

Come arrivare
Per raggiungere l’isola di Pan di Zucchero è necessario percorrere la strada provinciale 83 fino a Masua.
 

Porto Flavia

IMG_1788  IMG_1790

IMG_1682  IMG_1696

IMG_1783  IMG_1785

IMG_1786

Fonte www.sardegnaturismo.it

Porto Flavia si presenta con un fondo di ghiaia con scogli e rocce. Il nome deriva dall’ingegnere Cesare Vecelli che fece costruire la miniera nel 1924 e decise di chiamarla come una delle sue figlie. L’arenile è molto ampio e sovrastato da una pineta profumata e fresca. È una località amata anche da quanti semplicemente desiderano praticare la pesca subacquea o immergersi nelle sue acque.

Come arrivare
Porto Flavia si trova nella località Masua e nel comune di Iglesias, ed è raggiungibile facilmente percorrendo la strada provinciale 83 fino alla spiaggia di Masua da dove parte una strada non asfaltata in salita che conduce fino all’estremità della zona mineraria.
 

Su carrucciu

 1915488_190263946826_6562187_n

Nascere in un piccolissimo paesino della Sardegna, inserito nel comprensorio di una miniera, spesse volte voleva dire povertà, ma la povertà aguzza l’ingegno… Torno indietro con la mente e mi rivedo bambina, quando mio papà ci portò a casa dei cuscinetti a sfera che si usavano nelle officine meccaniche della miniera dove lavorava. Io e i miei fratelli li usammo per costruire su carrucciu un gioco antico, molto spartano, ma tanto tanto divertente. Per costruirlo si usava di tutto, assi di recupero, tavole ecc. L’idea ere quella di avere qualcosa su cui salire per lanciarsi in corse folli e bellissime. Bisognava creare un rettangolo di legno resistente  e munirlo di due ruote posteriori e di una anteriore posizionata sotto un manubrio girevole. Allora si usava davvero di tutto per costruirsi i giochi.

Quante folli corse sull’asfalto arroventato vicino a casa, con i mezzi della miniera che viaggiavano incessantemente sulle stesse strade dove proprio noi bambini giocavamo. Le grida preoccupate di mia madre non erano nulla paragonato al rumore de su carrucciu!! Ma non potevamo smettere un gioco così entusiasmante… Le mani, poi, erano sempre a rischio di sbucciature… Ma era la cosa meno importante… la cosa più importante era stare tutti insieme e divertirci. I ragazzini di oggi non sanno di cosa parlo, ma chi, come me, ha usato questo giocattolo capisce benissimo che qualche volta si vorrebbe tornare bambini…

M. E. F.

Pane alla ricotta di Pecora di Maria Elena Frigau

IMG_1714

INGREDIENTI:
• 500 gr di semola fine
• 150 gr di farina
• 300 ml di acqua
• 12,5 gr di lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida
• 500 gr di ricotta di pecora
• 1 cucchiaino e 1/2 di sale

PREPARAZIONE
Impastare le farine con l’acqua e il lievito, incorporare la ricotta e continuare ad impastare. Far lievitare per 2 ore, poi formare i panini (100/150 gr ciascuno) e far lievitare altre 2 ore nella teglia. Infornare a 175° per 45 minuti circa. Si può anche incorporare la ricotta in un secondo tempo alla pasta già lievitata, in questo modo la ricotta rimane abbastanza slegata dall’impasto e si percepisce meglio.